Palette più sobrie, meno urlate
Dopo anni di gradient saturi e colori accesi ovunque, molti brand stanno tornando verso palette più controllate: una base neutra, uno o due accenti usati con disciplina. Non è un ritorno al minimalismo fine a se stesso, ma una reazione alla saturazione visiva dei feed social — un brand che sussurra, in un contesto rumoroso, si fa notare di più di uno che urla.
Tipografia come identità, non solo come testo
Sempre più brand scelgono caratteri custom o semi-custom, o costruiscono un sistema tipografico distintivo attorno a font esistenti ma poco usati. Il font non è più un dettaglio tecnico lasciato per ultimo: è spesso tra le prime decisioni strategiche di un progetto di identità, perché è l'elemento che si vede più spesso, in assoluto, in ogni touchpoint del brand.
Motion e 3D come lingua comune
Loghi che si animano, sistemi di identità pensati fin dall'inizio per muoversi — non solo per esistere in statico su un biglietto da visita. Con la crescita dei contenuti video brevi, un brand che non ha pensato alla propria versione "in movimento" parte svantaggiato. È un tema che affrontiamo spesso nei nostri progetti di motion e 3D design, dove l'identità deve funzionare tanto in un frame fermo quanto in un loop di tre secondi.
AI nel processo, non nel risultato finale
La tendenza più discussa, e anche la più fraintesa. I brand che stanno ottenendo risultati migliori non sono quelli che generano loghi con un prompt, ma quelli che usano l'AI per velocizzare esplorazione, iterazione e produzione di varianti — lasciando la direzione creativa, e le decisioni finali, a chi conosce davvero il brand. Ne parliamo più in dettaglio in design e intelligenza artificiale.
Un colore solo, per dirlo con Pantone
Anche la scelta del colore dell'anno di Pantone per il 2026 — un bianco sospeso, Cloud Dancer — va nella stessa direzione: meno rumore, più respiro. Ne abbiamo scritto in modo più approfondito nell'articolo dedicato a Pantone 2026.